Mercoledì 4 maggio 2011, h. 21 - Teatro Giacometti di Novi L.

LA MACCHINA
DEL CAPO
di e con Marco Paolini

LA MACCHINA DEL CAPO prende vita dagli ALBUM, i racconti teatrali costruiti lungo un arco di temporale che dùva dal 1964 al 1984, nei quali lo stesso gruppo di personaggi cresce passando da uno spettacolo all'altro, in una sorta di romanzo popolaredi iniziazione. Qui, il protagonista Nicola, bambino, è alle prese con l'uomo nero e con le "femmine", con la scuola, le tabelline e l'arte dello "scancellare", la colonia, il campetto da calcio, la guerra tra bande, le giostre.. in una parola alle prese con il "crescere". La Macchina del Capo è un racconto divertente sull'infanzia e sulla prima adolescenza, è un viaggio all'interno dell'intricata rete di vincoli e relazioni umane, parlando non solo della memoria, ma anche del rapporto tra padri e figli.
“Ho preso le storie più vecchie che ho raccontato. Le ho prese dai primi Album, quelli su cui ho imparato questo mestiere che viene dal teatro, il mestiere di “raccontare storie”. In quei lavori ho imparato a dosare i personaggi e a mescolarli con il filo della storia, a interpretare e narrare insieme.
Ho ricombinato le storie vecchie con episodi nuovi che ho cominciato a scrivere un anno fa. E Lorenzo Monguzzi (dei Mercanti di Liquore) mi accompagna in questo esercizio.
Narro di infanzia non protetta da cordoni sanitari di adulti, di primo giorno di scuola, di campetti di periferia, di viaggi in treno e di vacanze avventurose. Narro di un bambino di 10 anni e della sua fretta di crescere.
Narro non per nostalgia, ma per divertimento, per chi c’era già e si ricorda i dettagli e per chi è nato dopo e si diverte alla storia”. (Marco Paolini, dicembre 2008)
Info biglietti: 0143-76246

Mercoledì 4 maggio 2011, h. 21 - Teatro Civico di Tortona

DON CHISCIOTTE
liberamente tratto da Miguel de Cervantes
di Ruggero Cappuccio
Regia Nadia Baldi
con Claudio Di Palma (che sostituisce l'infortunato Roberto Herlitzka)
e Lello Arena
Musiche Paolo Vivaldi
Costumi Salvatore Salzano
Scenografia Francesco Esposito
LELLO ARENA e CLAUDIO DI PALMA
Nella versione scenica prodotta da Teatro Segreto, Don Chisciotte è un moderno professore universitario, studioso di letteratura epica che vive in una profonda solitudine. Emarginato da una società che lo respinge quotidianamente, il protagonista perde contatto con il mondo reale, attivando una crescente energia visionaria che lo porterà a dialogare con i fantasmi della classicità.
L’apparizione di un singolare personaggio che Don Chisciotte trasforma nel suo Sancio Panza innesca il tentativo di riportare il professore entro i confini di una ritualità sociale cosiddetta normale. Il professore posseduto dall’anima immortale di Don Chisciotte, continua, però ad alterare la relazione tra passato e presente, inseguendo una visione disperata e poetica dell’esistenza. La messinscena, sull’interpretazione di Roberto Herlitzka e Lello Arena riconsegna la vicenda di Don Chisciotte alla contemporaneità, attraverso un’indagine interiore tesa a svelare il rapporto tra dolore e bellezza.

Ven. 6, sab. 7 e dom. 8 maggio 2011, h 21.00 - Auditorium S. Chiara di Casale M.to

LE TROIANE
di Euripide
Traduzione di J.P. Sartre
Compagnia Nuovo Palcoscenico di Casale M.to
 In scena Chiara Angelini, Paola Budel, Laura Carrega, Alessandro Guida, Dania Milanese, Valter Nicoletta, Cinzia Pavese, Silvano Pierro, Alberto Raiteri. Lisa Vaglica,
Daniela Vizzotto e, nel ruolo del piccolo Astianatte, Ginevra Costantino.
Regia di Giuseppe Costantino
Questa la vicenda: la città di Troia , dopo una lunga guerra, è infine caduta. Gli uomini troiani sono stati uccisi, mentre le donne saranno assegnate come schiave ai vincitori. Cassandra viene data ad Agamennone , Andromaca a Neottolemo e Ecuba ad Odisseo . Cassandra predice le disgrazie che attenderanno lei stessa e il suo nuovo padrone una volta tornati in Grecia ed il lungo viaggio che Odisseo dovrà subire prima di rivedere Itaca . Andromaca subisce una sorte ancor più terribile, poiché i greci decidono di precipitare dalle mura di Troia Astianatte , il figlio che la donna aveva avuto da Ettore , per evitare che un giorno il bambino possa vendicare il padre e per porre fine alla stirpe troiana. Ecuba ed Elena si sfidano in una sorta di agone giudiziario, per stabilire le responsabilità dello scoppio della guerra. Elena si difende ricordando il giudizio di Paride e l´intervento di Afrodite , ma Ecuba svela infine la colpevole responsabilità della donna, fuggita con Paride perché attratta dal lusso e dall´adulterio. Alla fine, il corpicino di Astianatte viene riconsegnato ad Ecuba per il rito funebre, Troia viene data alle fiamme, e le prigioniere vengono portate via mentre salutano per l´ultima volta la loro città.
La regia di Giuseppe Costantino ha immaginato un campo di prigionia appena accennato, in una zona desertica, una torretta di sorveglianza, delle catene, del filo spinato, soldati aguzzini, un re - Menelao- che nulla ha più di eroico. Una guerra tra due civiltà: quella occidentale ( quella per noi "civile", americanizzata, globalizzata, democratica? ) e quella orientale ( quella per noi "barbara", islamica, integralista, antidemocratica? ). Ma chi sono veramente i barbari? Quelli che massacrano, che stuprano, che sono insensibili al dolore altrui. Quindi i Greci ci dice Euripide, perché la guerra crea mostri e chiunque vi partecipi diventa mostro, indipendentemente dalle ragioni che muovono le azioni belliche. In guerra nessuno ha ragione e tutti hanno torto, la storia ci insegna come popoli vittoriosi diventano poi popoli vittima in una sorta di ciclo sadico che vede gli uomini, quando perdono l´uso della ragione come strumento di governo, sbranarsi e diventare "barbari". E´ una tragedia antimilitarista quella di Euripide. C´è però un fatto che differenzia le Troiane dalle altre tragedie antimilitariste di Euripide: l´opera non è una generica condanna della guerra, ma fa riferimento ad un preciso atto bellico compiuto a tradimento da Atene nei confronti dell´isola di Milo. L´episodio,che aveva sconvolto la coscienza civica ateniese e generato numerosi interrogativi,era avvenuto pochi mesi prima della rappresentazione della tragedia.

Sabato 16 aprile 2011, h. 21 - Auditorium S. Chiara di Casale M.to

Laboratorio Teatrale Terzo Millennio di Cengio
SESSO E GELOSIA
di Marc Camoletti
Regia di Carlo Deprati.

la compagnia
L’azione si svolge in un grande soggiorno di un appartamento su due piani di Bernard Marcellin e di sua moglie Jacqueline. Bernard è un uomo d’affari. Jacqueline lo cornifica colpendo a fondo il suo prestigio. Per recuperarlo e ristabilire una dignità, decide di intervenire.
Con un tranello convoca a casa sua l’amante di sua moglie, Robert Reignèr, un quarantenne sposato, molto timido, che si presenta all’appuntamento e trova a riceverlo non Jacqueline come credeva, ma il marito che lo minaccia di morte. C’è un’alternativa per salvarsi la vita dovrà convincere sua moglie Juliette ad andare a letto con Bernard. Per Bernard non saranno più corna, ma scambio, sull’esempio di notissime coppie di attori e scrittori. La sera Robert si presenta a cena con la splendida moglie Barbara.
L’incontro si svolge tra colpi di scena e equivoci e sta per concludersi con la resa di Barbara, quando ad una spiritosa quanto improbabile cameriera, Marie-Louise, si presenta la vera moglie di Robert: Juliette. Siamo solo a metà commedia, gli equivoci e il divertimento continuano.
Equivoci, gags, vendette e colpi di scena sono gli ingredienti di questa pièce, costruita da Marc Camoletti, deridendo e perdonando i vizi della piccola borghesia francese.
Due atti brillantissimi, una divertente rappresentazione dove sono evidenti i rimandi al teatro farsesco che ha in Georges Feydeau il suo esponente di massimo rilievo.
Ingresso 5 €

Sabato 16 aprile 2011, h. 21,15 - Teatro SOMS di Bistagno

Compagnia “Gruppo Teatro Carmagnola”
LA SITOASSION A L'E' SOTA CONTROL
tre atti di Nino Bertalmia
Il Gruppo Carmagnola
Un condominio. Ci sono cani e gatti che si comportano come tali e inquilini che si comportano anche loro come tra cani e gatti! Niente paura: a tenere la situazione sotto controllo c'è un ex colonnello che, con i suoi modi spicci ed efficaci, sistema tutto e tutti, come se fosse in caserma! Peccato solo che non sia così…

Sabato 16 aprile 2011, h. 21,15 - Teatro Cumanel di Fresonara

Trama: Le più strampalate invenzioni di un genio come Participio non sono niente in confronto alla sua ultima, incredibile, esilarante idea di costruire una lunomita per migliorare il mondo e diventare così ricco da potersi comprare… una scatola di cacciaviti!

Una commedia dialettale tutta da ridere.

Sabato 16 aprile 2011, h. 21,15 - Società Comunale di Carezzano

Sabato 16 e Domenica 17 aprile 2011 - Alessandria

Domenica 17 aprile 2011, h. 16 - Cittadella di Alessandria

In Cittadella si assisterà alla rappresentazione di una delle pagine più importanti della storia di Alessandria "Andrea Vochieri, il processo". Nei luoghi della prigionia del Martire alessandrino si potranno rivivere, su carteggi originali dell'epoca, le tappe del processo che portò alla condanna a morte del Patriota.

Venerdì 08 Aprile 2011, h. 21 - "Stalla" delle Cave di Moleto

INCUBI
dal racconto horror “La cosa sulla soglia” di H. P. Lovecraft
con Federico Dilirio

(da Radio Gold) Prosegue nella Stalla delle Cave di Moleto la rassegna "Di scena in stalla", con uno spettacolo tratto dal racconto horror "La cosa sulla soglia" di Lovecraft, presentato da Federico Dilirio. Lo spunto di questa rassegna è fornito da un'antica forma di teatro popolare, il "teatro di stalla", con recite in un luogo che rappresentava un tempo un ideale punto di ritrovo per la gente della cascina, un posto raccolto ed ideale per la narrazione ed il canto poetico ed epico.
La serata prevede alle 20 uno "Stand up dinner time" con gli attori e lo spettacolo alle 21. Costo 25 €. Info e prenotazioni: 0142-921468.

Venerdì 8 aprile 2011, h. 21 - Teatro Giacometti di Nobi Ligure

Un paese infestato da un potente Drago che opprime i cittadini che altro non possono fare che accettare di essere dominati. Incapaci di un minimo gesto di ribellione, anzi disposti a sacrificare al dominatore quanto di più caro abbiano si imbattono casualmente in un eroe, Lancellotto, che decide di sfidare, per amore di una giovane donna, il Drago.

Sabato 9 aprile 2011, h. 21,15 - Teatro SOMS di Bistagno

Compagnia Teatro della Nebbia
NON TUTTI I LADRI VENGONO PER NUOCERE di Dario Fo - Regia Fabio Fazi - con Gigi Rossi, Lara Miceli, Fabio Fazi, Tania Fontanelli, Lucrezia Guglieri, Paolo Rosso e Roberto Rizza
CENNI DI TRAMA Un facoltoso ed insospettabile assessore comunale approfitta dell’assenza della moglie per invitare a casa la sua amante, ma la “visita” di un ladro all’appartamento rovinerà i suoi piani, dando inizio ad una serie di equivoci in un crescendo di situazioni esilaranti e colpi di scena.
Per la migliore comprensione di alcune battute è bene ricordare che il testo è stato scritto nel 1958, anno in cui non era ancora stata promulgata la legge sul divorzio e l’adulterio era perseguito penalmente.
"Non tutti i ladri vengono per nuocere” è un atto unico della durata di 65 minuti che sicuramente sarà gradito da ogni tipo di pubblico grazie al suo crescendo di comicità e colpi di scena.
L’opera è una pochade a chiave raddoppiata datata 1958 e fa parte delle commedie brillanti di Dario Fo nelle quali non erano ancora inseriti temi politici. La breve durata della pochade fa sì che lo spettacolo sia gradito anche da chi si accosta per la prima volta al teatro e che possa essere rappresentato in qualunque contesto (rassegne, feste, ecc.)".
Dario Fo (Sangiano, 24 marzo 1926) è un regista, drammaturgo, attore e scenografo italiano. Vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1997 (era già stato candidato nel 1975). I suoi lavori teatrali fanno uso degli stilemi comici dell'antica commedia dell'arte italiana e sono rappresentati con successo in tutto il mondo. In quanto attore, regista, scenografo, drammaturgo, costumista, e impresario della sua stessa compagnia è uomo di teatro a tutto tondo, sull'esempio di Eduardo De Filippo. È famoso per i suoi testi teatrali di satira politica e sociale e per l'impegno politico nell'area di sinistra. Fu tra gli esponenti, con la moglie Franca Rame, del Soccorso Rosso Militante

Giovedì 7 aprile 2011. h. 21 - Teatro Alessandrino di Alessandria


Teresa racconta. Teresa sorride, Teresa graffia. Teresa ha la consapevolezza del “fuori luogo”, della bimba siciliana che ama Heidi, e che a Palermo viene chiamata “la milanese”; è costantemente in bilico fra mondi contrapposti: il Nord operoso e il Sud filosofico; l’universo operoso femminile e quello infantil-materialista maschile. Teresa affronta “l’altra metà del cielo” con affettuosa consapevolezza e guarda i maschietti con il sorriso ironico di chi non aggredisce ma comprende… però fino a un certo punto…
Teresa Mannino racconta e chiacchiera con la spontaneità di chi si trova su un palcoscenico ma conserva la stessa immediatezza che avrebbe in un salotto. Ovviamente non un salotto con pretese di mondanità… un salotto qualsiasi, in un pomeriggio qualsiasi. Come se gli spettatori non avessero prenotato un biglietto, ma avessero suonato il citofono per una visita improvvisata.
Ingresso 18 €/ridotto 15
Info: 0131 252 644

Giovedì 7 aprile 2011, h. 20,45 - Teatro Sociale di Valenza


Dopo anni di battaglie e attese per poter adottare un bambino, Matteo e Clara Pedrini possono finalmente dirsi felici: l’irascibile signora Benincasa responsabile del servizio adozioni, confida loro che il bambino arriva oggi! …ma proprio lo stesso giorno Clara ha deciso di lasciare Matteo.
Con il cugino architetto Roberto, Matteo cerca di mettere a punto gli ultimi dettagli del loro nuovo progetto. Impresa non facile perché Matteo non riesce a concentrarsi a causa della signora Benincasa: è lei che deve portargli in giornata il bambino che sta aspettando da ben quattro anni.
Tutto è pronto per accogliere il piccolo Ludovico: il lettino, lo scaldabiberon, l’orsetto di peluche… manca solo la mamma adottiva, Clara! Adesso ci vogliono assolutamente due genitori perché la signora Benincasa affidi a Matteo il bambino. Per non perdere Ludovico e gettare all’aria quattro anni d’attesa, il novello padre dovrà assolutamente trovare al più presto una soluzione.
Pronto a tutto per raggiungere il suo scopo, l’uomo si destreggia in una menzogna dopo l’altra, fino a far passare la sua segretaria Titta per la moglie, davanti agli occhi stupiti di un importante cliente dello studio. La situazione degenera e tutti i personaggi coinvolti sembrano colti da una follia generalizzata, dove ciascuno a suo modo finisce col mettersi in ridicolo.
Daddy Blues affronta da più prospettive il tema dell’adozione, argomento particolarmente delicato sporattutto ai nostri giorni. In particolare è l’aspetto umano dell’adozione che viene largamente sviscerato da più punti di vista, proprio attraverso l’evoluzione stessa del carattere dei personaggi.
Se gli autori, Chapelle e Visciano, lanciano anche un’accusa alle lungaggini burocratiche e “tecniche” del processo di adozione in sé, è anche vero che l’intero argomento viene trattato in maniera molto rispettosa, seppur sotto la lente deformante della comicità.

“Daddy Blues si può considerare come un vero e proprio manifesto della commedia brillante intesa come genere: è un perfetto meccanismo da intrattenimento. Contiene tutti gli ingredienti che lo rendono leggero senza mai cadere nella banalità. Ci sono gli equivoci, gli scambi di ruolo, i sentimenti profondi, le esigenze e le virtù degli esseri umani, il tutto perfettamente miscelato in un equilibrio che consente allo spettatore di restare attaccato alla storia che viene raccontata. Una storia di paternità desiderata, di costume e di regole sociali da rispettare e ogni volta con sorpresa da capovolgere. Di mogli che promettono maternità ma che scappano al primo incontro con la realtà. Di segretarie innamorate che cercano di diventare mogli e poi mamme. Di uomini che smettono di amare le donne per innamorarsi di altri uomini ed imitare in un paradosso di equivoci le madri mancate.
Si racconta di un architetto (Marco Columbro) che decide di adottare un bambino, un orfano che arriva, assurdo per un bambino adottato, due mesi prima del previsto che si potrebbe definire quindi prematuro.
La moglie dell’architetto proprio quel giorno sta scappando con un altro uomo, quindi l’assistente sociale (Paola Quattrini) non può lasciare il bambino se non in presenza della coppia al completo. Columbro cerca disperatamente una serie di soluzioni che danno luogo alla ricca sequela di avvenimenti che ho cercato di descrivere nella prima parte di questa presentazione. Mi divertirò molto a fare la regia di questo spettacolo. Fa ridere e ci dà allo stesso tempo molti spunti di vera riflessione sulla tenerezza dell’animo umano”. (Vincenzo Salemme)