L'
ANTIGONE, andato in scena venerdì scorso al Giacometti di Novi Ligure, è senza dubbio uno spettacolo che ha fatto discutere. Il bello è che alla fine della rappresentazione molti si sono affrettatti a farmi conoscere il loro parere; e questo, al di là della natura dei pareri, è un dato molto positivo perché la maggior parte degli spettacoli scivolano via senza incidere nelle menti.
Iniziamo oggi questa improvvisata tribuna bloggosa sull'argomento con un primo interessante intervento quello di
Massimo:
E' una scelta coraggiosa mettere in scena l'Antigone e la compagnia Narramondo, che di coraggio ne ha sempre mostrato con le sue narrazioni-orazioni civili, ci ha provato con entusiasmo e questo si è notato. Tutti gli attori avevano una grande forza e l'atmosfera si è fatta tesa già dalla prima scena, in cui Antigone cerca di convincere la sorella a partecipare alla sepoltura del fratello alla sola luce di una candela, per non scendere fino all'epilogo tragico. Il vero fulcro è stato Creonte interpretato da Nicola Pannelli. Un fuoco intorno a cui tutta la vicenda si è svolta. Sicuramente uno spettacolo affascinante, non facile da vedere in provincia. La regia è stata essenziale e originale nel modo di proporre il coro, con un attore seduto a raccontare e in generale con le scene che spesso riprendevano l'abituale modo di narrare dei Narramondo. Partendo da questo presupposto di spettacolo riuscito mi permetto di porre qualche questione che io spettatore mi sono posto a fine serata. Quanto si può trasportare di una tragedia greca oggi? Quanto il pubblico può recepire?A giudicare dal successo si può dire che è possibile. Forse l'unica cosa che mi è mancata è stata l'ambiguità dei personaggi, l'evoluzione psicologica. Soprattutto in Creonte che è vero che è spesso rappresentato come feroce dittatore ma è anche colui che deve decidere se fare rispettare le leggi dello stato e se farle rispettare al di là di tutto, al di là dei legami familiari e dei vincoli di sangue. Questo a me sembra un punto molto attuale, che oggigiorno ogni politico deve affrontare e che spesso risolve a favore dei vincoli di famiglia rispetto alle leggi dello stato. Forse mi sarei appassionato di più se avessi visto una ricerca in quella direzione. L'avrei trovata una scelta meno facile. Magari sarebbe andata a discapito della forza e quindi dell'intensità dello spettacolo e il pubblico avrebbe avuto più difficoltà a partecipare emotivamente ma visto che la scelta iniziale, cioè una tragedia greca, è già in sé coraggiosa, questo non penso avrebbe potuto essere un problema. La domanda finale a cui non ho risposte è: quanto è necessario semplificare (e quindi in parte banalizzare) un testo così per poterlo far apprezzare? e quanto, a quel punto, resta della necessità della messa in scena? Queste domande non sono rivolte solo ai Narramondo, che hanno fatto mi sembra della necessità degli spettacoli uno dei loro cardini e per questo io li apprezzo molto, ma in genere a chi ha a che fare con uno spettacolo del genere, anche solo vedendolo. Quindi anche a me.
Manlio invece scrive:
Ad assistere allo spettacolo c'era una platea diversa dalle solite. C'era una foltissima presenza di insegnanti e anche molti studenti. Resta il dubbio se siano corsi per lo spettacolo o perché c'era da vedere il bravo Carlo Orlando (magari per fargli le pulci). Alla fine applausi per tutti. Qualcuno ha applaudito ma all'uscita ha detto di non essere soddisfatto. Immagino che ci siano state analisi e discussioni nelle classi, in questi giorni, sui significati dell'opera. Personalmente ho apprezzato lo spettacolo, difficile ma convincente. Voglio fare qualche rilievo (piccolo) e qualche considerazione in proposito. -Nella prima scena il dialogo bisbigliato, specialmente le prime battute, molti hanno cercato di immaginarlo; qualcuno ha parlato di sottotitoli necessari. Si è data la combinazione che il cattivo di turno debba trascinare la gamba destra . Stavolta Creonte e l'altra Anfitrione. Antigone ripropone sempre tante domande e ci si chiede se non sia augurabile che qualche compagnia possa rappresentarla tutti gli anni: c'è sempre un motivo per sentirla attuale.
Creonte è un cattivo? Le risposte sono altre domande. La famiglia e il privato vengono prima dello Stato? (E qui l'attualità è plurima) La legge è sopra di noi, oppure possiamo violarla, quando non ne condividiamo lo spirito? Possiamo trattare con i terroristi che hanno rapito Moro, ignorando anche che sono stati uccisi i cinque della guardia del corpo? (sono trascorsi trent'anni dai fatti) E possiamo vedere con lo stesso occhio pietoso i morti della repubblica di Salò e i morti partigiani che combattevano i repubblichini? (il 25 aprile è prossimo)
E la religione, (l'indovino) vuol forse imporsi allo stato? (anche qui cronaca attuale).
Meglio, forse, non rappresentare più Antigone: è troppo rivoluzionario quel Sofocle. Fa pensare anziché essere digestivo.
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