Incontemporanea Festival 2008


Venerdì 29 agosto 2008, ore 22,15 - Ovada, Parco Pertini
Flatlandia
SOCìETAS RAFFAELLO SANZIO
Lettura drammatica di Chiara Guidi. Racconto fantastico a più dimensioni, pubblicato anonimamente nel 1882, scritto da Edwin Abbott Abbott (1838-­1926), tradotto da Masolino D'Amico
Cura del suono: Marco Olivieri - Cura dei testi: Claudia Castellucci - Cura organizzativa: Gilda Biasini, Silvia Bottiroli, Benedetta Briglia, Cosetta Nicolini
La figura geometrica di un quadrato incontra una sfera e intuisce, con sospetto, che possa esistere un mondo a tre dimensioni: alieno, inestricabile, inconcepibile. Tutto il racconto appartiene interamente a una terra piatta, e con perfetta coerenza descrive l'ambiente e la vita di esseri schiacciati che neanche immaginano un'altra dimensione. La follia di questa idea è compensata dalla precisione logica della scrittura. L'ordine delle cose è descritto attraverso un apparato ottico bidimensionale da insetto o da batterio, che smantella in blocco la consueta certezza delle tre dimensioni della terra con le sue leggi. Se la curiosità scientifica si concentra piuttosto intorno all'idea della quarta dimensione, Abbott indica lo straniamento dello spazio euclideo attraverso lo sgomento della seconda dimensione. Non ci sono uomini in questo mondo. Ci sono punti, linee e piani, intensità e tensioni superficiali. C'è un puro spazio piatto, disumanizzato con acribia e metodo geometrico. È uno spazio del progetto, della mente. Una mente, si direbbe, amputata e schiacciata dal rullo compressore. Nel mondo di Flatlandia questo mondo non esiste. Siamo noi l'al di là. Siamo noi le "sfere". E l'assurda affermazione di un mondo reale soltanto sulla carta fa sospettare che forse è il mondo dei corpi a essere davvero alieno. Il valore di questo paradosso consiste alla fine proprio in questo: non c'era nessuna ragione valida per farlo. Ma per farlo è occorso il massimo della ragione. Tutto questo è uno specchio.
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