Sabato 27 nov. 2010, h 21 - Teatro SOMS di Casalnoceto

LA PENTOLA DELL'ORO è una farsa divertente e satirica nei confronti di coloro che condizionano la propria vita a preservare il patrimonio di cui sono in possesso.  La commedia s'ispira molto liberamente all'Aulularia di Plauto
TRAMA: è la storia di un vecchio avaro, di nome Eucoliòne, che appena si fida di se stesso. Un giorno scavando in casa sua, rinviene una pentola colma di denari, la seppellisce per bene e la custodisce, logo­randosi salute e cervello. Leccònide ne aveva sedotto la figlia. Frattanto il vecchio Metàduro è indotto dalla sorella Ignòmia a prender moglie e chiede la mano della figlia dell'avaro, detta Cintarella. Il vecchio, molto diffidente, gliela promette a stento; timoroso per la pentola, la toglie di casa, occultandola in vari luoghi. Il servo di Leccònide, un ambiguo Astutazzo, ten­de agguati alla pentola, e Leccònide stesso prega lo zio Metàduro di cedere a lui, che l'ama, la promessa sposa. Eucoliòne ha perduto nel frattempo la pentola per l'a­stuzia del ladro, ma la ritrova insperatamente e ben lie­to concede la figlia in sposa a Leccònide.
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"Naturalmente il copione è stato riveduto e corretto, ma anche aggiornato, elaborato, reinventato, ricostruito, in qualche caso stravolto, facendo attenzione al contesto farsesco della commedia. Essa, nell'originale, non contiene un finale; io ho provato a riscriverne uno, il più semplice e coerente possibile agli avvenimenti della storia. La cosa "stramba", che, da buon bigotto borghese, mi ha molto sorpreso, è la leggerezza con cui si “tratta” di uno stupro. Infatti Lecconide, figlio di Ignomia, mette incinta Cintarella, praticamente violentandola, colpa, sembrerebbe, dei fumi dell'alcol e di una gioventù prorompente" (Francesco Parise)

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